Angelo Ricci

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L’underground è il posto in cui ho vissuto fino a più di metà della mia vita, visto che ho 61 anni e non penso che creperò a 90 anni. Se nell’underground ci stai dentro come uno sfigato, sei fottuto. Io anche quando ero nella merda più assoluta non mi sono mai sentito uno sfigato. Anche se secondo tutti i parametri ero un deficiente. Per cui il fatto che uno occupa un posto, molto basso, non vuol dire che sia basso lui, né che lo sarà sempre, cazzo.
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L’atteggiamento di Dino (Campana, n.d.r.) nei confronti degli editori-scrittori e in generale di quelli che lui chiama i “parvenus” della letteratura è diretto e inequivocabile, in assoluto dispregio delle regole del gioco letterario che sono proprio il trasformismo, il servilismo, l’adattamento all’ambiente. Per parte loro e dopo il primo sconcerto gli interessati reagiranno muovendo al “pazzo” una guerra che per almeno due di essi (Papini e Prezzolini) registrerà episodi di accanimento ancora molti anni dopo la sua morte, nel tentativo di annientarne la fama, di cancellarne la memoria…
Sebastiano Vassalli, La notte della cometa (Einaudi)

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In “Kaputt” Malaparte offre, dell’Europa occupata dai tedeschi, una visione da esteta, descrivendola come un vasto e sinistro affresco di danza macabra. Il risultato è, a dir poco, inquietante. Il suo angolo visuale è sempre obliquo, sempre ambiguo; il tono è surrealista - o, come i nazisti stessi, kitsch. Ci sono momenti in cui le figurazioni di Dalì sembrano aver trovato, finalmente, un soggetto dal vero.

Bruce Chatwin, Anatomia dell’irrequietezza (Adelphi)

La pelle dopo Kaputt

La pelle

Malaparte Borges

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La parola “rivoluzione”, tanto offensiva per i persecutori di Galileo, era usata in origine per denotare il passaggio ciclico dei corpi celesti. La gente, quando si ostacolano i suoi movimenti geografici, aderisce a movimenti politici. Quando una dirottatrice rivoluzionaria dice: “Io ho sposato la rivoluzione”, parla sul serio. Perché la Rivoluzione è un dio liberatore, il Dioniso del nostro tempo. E’ una cura per la malinconia. La Rivoluzione è la Via della Libertà, anche se il risultato finale è una maggiore servitù.
Bruce Chatwin, Anatomia dell’irrequietezza (Adelphi)

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La cosa migliore è camminare. Dovremmo seguire il poeta cinese Li Po “nelle fatiche del viaggio e nelle molte diramazioni della via”. Infatti la vita è un viaggio attraverso un deserto. Questo concetto universale fino alla banalità, non avrebbe potuto sopravvivere se non fosse biologicamente vero. Nessuno dei nostri eroi rivoluzionari vale un soldo finché non ha fatto una buona camminata. Che Guevara parlava della “fase nomade” della rivoluzione cubana. Guardate cosa è stata la Lunga Marcia per Mao Tse-tung, o l’Esodo per Mosè.
Bruce Chatwin, Anatomia dell’irrequietezza (Adelphi)

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Se sostituiamo alla forma iterativa la forma semplice del verbo (“non sono state stampate”) abbiamo un dato attendibile: non risulta infatti che Dino Campana abbia mai pubblicato articoli di critica letteraria. Ed è invece probabile, direi, è assolutamente verosimile che all’età di vent’anni lui si arrovelli sui libri che legge, per lo meno su alcuni. Che li discuta con se stesso e li annoti e tenti anche di tradurli, se sono libri di autori stranieri. A un suo parente di Cignato, che è un’altra località di Marradi, Dino affiderà negli anni della guerra “una grossa cassa di saponi, piena zeppa di manoscritti” che - secondo la testimonianza del Bejor - serviranno ad accendere la stufa: “Fino all’ultimo foglio è andato tutto bruciato”.
Sebastiano Vassalli, La notte della cometa (Einaudi)

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D’altronde, sono convinto che un uomo è la somma delle sue cose, anche se alcuni fortunati sono la somma di un’assenza di cose.
Bruce Chatwin, Anatomia dell’irrequietezza (Adelphi)