December 2010
(via runninglateagain)
FINE D’ANNO
Non è l’inezia simbolica
di sostituire un tre a un due
né la metafora banale che convoca
un tempo che si spegne e uno che nasce
né il compiersi di un processo astronomico
a scuotere e scavare
l’altopiano di questa notte
e a costringerci all’attesa
dei dodici rintocchi irreparabili.
L’autentica ragione
è il sospetto generale e confuso
dell’enigma del Tempo;
è lo stupore di fronte al miracolo
che nonostante le infinite sorti,
che nonostante siamo
le gocce del fiume di Eraclito,
qualcosa in noi perduri,
immobile.
Jorge Luis Borges, Fervore di Buenos Aires
” —Notte di nebbia in pianuraMafe De Baggis riflette sul destino di un’intera generazione di aspiranti lavoratori nel mondo della comunicazione
Leggiadra e certamente molto più aggraziata di questa battuta è la scrittura di Morandini, al suo terzo romanzo dopo Nora e le ombre (Palomar, 2006) e Le larve (Pendragon, 2008). È con grazia, infatti, prima che con altri mezzi, che lo scrittore aostano conduce per mano il lettore in questi Colloqui con Rafael Dvoinikov – sottotitolo del romanzo – facendolo passare attraverso una miriade di testualità differenti, un caleidoscopio di esperienze diverse: il diario di Ethan Prescott (nel ruolo dell’intervistatore, mentre Dvoinikov è l’intervistato; a volte, però, bouleversement: accade il contrario); il racconto in prima persona di Dvoinikov; la descrizione proto-saggistica delle opere di quest’ultimo; la trascrizione di un trattato del Settecento; una serie di note anarchiche e dissacranti…” —
lorenzo mari su rapsodia su un solo tema di claudio morandini (manni)
Qui la mia recensione a “Rapsodia su un solo tema”, di Claudio Morandini.
Qui la mia intervista a Claudio Morandini.
Qui la recensione di Claudio Morandini al mio romanzo “Notte di nebbia in pianura”.
(Woody Allen )” —Marco Saya
[…] Dalla caverna ai grattacieli, dalla garrota alle armi di distruzione di massa, dalla vita tautologica della tribù all’era della globalizzazione, le finzioni della letteratura hanno moltiplicato le esperienze umane, impedendo che noi uomini e donne soccombessimo al letargo, all’indifferenza, alla rassegnazione. […]