Angelo Ricci

parole storie appunti visioni

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Ho anche un foglio di calligrafia cufica, dal Corano dell’VIII secolo - che ha un certo valore talismanico per uno scrittore, giacché in principio Allah tagliò una penna di canna e con quella scrisse il mondo.
Bruce Chatwin, Anatomia dell’irrequietezza (Adelphi)

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keyframedaily:

Tarkovsky's top ten:
Le Journal d’un curé de campagne (Robert Bresson, 1951)
Winter Light (Ingmar Bergman, 1963)
Nazarin (Luis Buñuel, 1959)
Wild Strawberries (Ingmar Bergman, 1957)
City Lights (Charlie Chaplin, 1931)
Ugetsu Monogatari (Kenji Mizoguchi, 1953)
Seven Samurai (Akira Kurosawa, 1954)
Persona (Ingmar Bergman, 1966)
Mouchette (Robert Bresson, 1967)
Woman of the Dunes (Hiroshi Teshigahara, 1964)

La top ten di
Andrei Tarkovsky

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Tarkovsky's top ten:

  1. Le Journal d’un curé de campagne (Robert Bresson, 1951)
  2. Winter Light (Ingmar Bergman, 1963)
  3. Nazarin (Luis Buñuel, 1959)
  4. Wild Strawberries (Ingmar Bergman, 1957)
  5. City Lights (Charlie Chaplin, 1931)
  6. Ugetsu Monogatari (Kenji Mizoguchi, 1953)
  7. Seven Samurai (Akira Kurosawa, 1954)
  8. Persona (Ingmar Bergman, 1966)
  9. Mouchette (Robert Bresson, 1967)
  10. Woman of the Dunes (Hiroshi Teshigahara, 1964)
La top ten di
Andrei Tarkovsky

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File ansiogene e infinite di marciapiedi notturni ai cui lati si insinua una linea infinita di embrioniche e future rockstar già peraltro preda di rabbie incontrollabili mentre lo scriba panciuto, capo di tutti gli scrittori, assiso su mastabe e ziqqurat gonfiabili e dal colore giallo e celeste, attende la mirabolante e definitiva entrèe della signora che oplà inaugura librerie di plastica al servizio di editori costretti al loro ruolo da inenarrabili e imposte sofferenze (oddio come sarebbe stato meglio fare il fruttivendolo, nevvero? invece di dedicare la vita a parole e pagine e storie e autori che noi in realtà non vogliamo stampare, non vogliamo leggere, non vogliamo far leggere) mentre una legione di blogger letterari scrive nervosamente lettere bianche sulle tastiere di laptop e devices mentali collegati a una universalità che ha luogo in una dimensione parallela dove non esiste né tempo né respiro.

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Zadie Smith: cosa significa avere una dipendenza dalla lettura

Vivo molte vite. Vite ipotetiche, sotterranee, che scorrono accanto alla noia della mia e hanno il potere, occasionalmente, di penetrarla e farla deragliare. Trovo difficoltà a citare un solo libro tanto bello da avermi cambiato la vita. La verità è che lo hanno fatto tutti, in qualche modo, anche quelli che ho odiato. I libri sono la mia versione dell’esperienza. Sono fatta di libri. 

(Source: rizzolilibri)