Angelo Ricci
parole storie appunti visioni
blog
facebook
myspace
friendfeed
twitter
anobii
goodreads
linkedin
traccediterritorio.it


Se il gusto della combinatoria, la dimensione performativa, la ricerca di un modo straniante di guardare e abitare la città, devono molto alle sperimentazioni di gruppi a lui coevi o precedenti (si pensi alla “psicogeografia” situazionista), Perec ha in qualche modo intercettato una sensibilità che troverà piena espressione in molta arte a venire, soprattutto fotografica. Durante i sopralluoghi per Lieux, si è più volte avvalso dell’aiuto dell’amico e fotografo Pierre Getlzer, il quale lo accompagnerà anche nel Tentavo di esaurimento di place Saint Sulpice. Grazie alla cura di Alberto Lecaldano, le foto scattate in quella circostanza affiancano il testo scritto, per la prima volta in quest’edizione italiana, e forniscono un complemento utile a cogliere se non il senso, almeno un senso di questo curioso esperimento letterario. Sembra quasi che Perec abbia tentato di rendere la scrittura, come la fotografia, perfettamente contemporanea alla realtà, di riprodurre tra le righe quel potente principio allucinogeno di cui è impregnata, secondo Roland Barthes, l’immagine fotochimica: la traccia, tanto vaga quanto indubitabile, di qualcosa che “è stato”. Leggere in questo modo il Tentativo, significa passare attraverso la retorica barocca del catalogo, attraversare la noia di quell’esperienza (e di quella scrittura) piattamente uniforme, per trovare infine ciò di cui parlava Barthes: una sorta di pathos del tempo, la muta testimonianza dell’istante immortalato, della vita fotograficamente “fermata”. Ciò che uno scrittore ossessionato dal vuoto e dall’oblio avrebbe cercato di imprimere (anche) in queste pagine di sconcertante semplicità e di ingannevole trasparenza. Proprio su questo motivo giocheranno molti artisti visivi ispirandosi al lavoro di Perec, cercando quella “sensazione della concretezza del mondo” e la “percezione di una scrittura terrestre” di cui si parla ancora in Specie di spazi. Traguardi ambiziosi, in un tempo in cui la capacità dell’uomo di sapersi “concreto” e “terrestre” sembra svanire nell’immateriale: e con essa, forse, anche quella possibilità che la fotografia (e la scrittura) offre “ai vivi di vedere i morti e ai morti di vedere i vivi, i sopravvissuti”, come ha scritto Coetzee a proposito di Sebald, altro grande (e segreto) ammiratore di Perec.
Perec e i luoghi | Le parole e le cose
-
aunoauno liked this
-
fnin reblogged this from angeloricci
-
angeloricci posted this


