Posso dire che ho osservato questo: che c’è un’enorme vitalità. Che la scrittura italiana ha quasi l’ossessione dello “stare sul pezzo”, cioè sulle cose e sul mondo (e questo probabilmente è un bene, perché è uno dei compiti dello scrittore, ma sarebbe bello discutere anche delle conseguenze negative che porta l’esserne ossessionati). E ho osservato che non esiste una linea, una tendenza, ma che ne esistono numerose, diverse e divergenti, in espansione, proprio come un universo. E dico questo su tutta l’editoria italiana. Perché mai come in questo momento la distinzione tra piccola/media e grande editoria si è fatta sfumata, per quel che riguarda sia tipologia che qualità del pubblicato. Non ho visto una “scena underground” come opposta o addirittura in lotta con quella “mainstream”. Uso la metafora di prima: c’è un universo in espansione, indistinto e pieno di energia, e stelle e stelline lanciate a velocità folle sono intercettate in modo imprevedibile dalla griglia dell’editoria”.