Angelo Ricci

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Ma come sottrarsi, in particolare in Italia, alla sensazione che non sia più possibile costruire nulla? Che non ci sia spazio, in un mercato culturale chiuso, per alcuna seria novità? Opere importanti della cinematografia mondiale, considerate “difficili”, spesso non arrivano nel nostro paese perché non trovano un distributore. Le sale cinematografiche, trasformate in contenitori multipli quanto anonimi, non si distinguono l’una dall’altra per le programmazioni. I libri che non hanno una sicura collocazione di genere (che non siano, per esempio, romanzi polizieschi, o almeno romanzi tout court, classificabili come tali) non trovano posto in librerie trasformate in grandi magazzini che vendono ammennicoli vari, mentre il volume stampato è diventato un articolo quasi secondario. La distribuzione libraria è sotto il controllo di due sole agenzie a carattere nazionale, l’una facente capo a un gruppo editoriale (Mauri-Spagnol, il terzo sul mercato), l’altra alla Feltrinelli che, oltre a essere una casa editrice con vendite tra il 4 e il 5% del totale, è la proprietaria della più vasta rete di punti vendita. Nell’insieme, i tre maggiori gruppi editoriali più la Feltrinelli hanno il 50% del mercato; il restante 50% è un pulviscolo di piccole case editrici. In una situazione bloccata in senso oligopolistico, che cosa ne è della diversificazione, del pluralismo dell’offerta e della possibilità che un piccolo editore diventi un grande editore? Quali insomma gli spazi per tentare di far vivere un modo diverso di concepire l’industria e il mercato editoriali?
Il destino dell’intellettuale /8. Come comunicare? I media, le case editrici, la qualità | Le parole e le cose