Attorno a questi problemi si delineano gruppi di tenore opposto, per così dire in entrata o in uscita. I primi sono quelli che cercano di acconciarsi dentro il mercato così com’è; i secondi quelli che si separano dalla comunicazione realmente esistente, muovendo all’aperto verso qualche forma di utopia. I primi metteranno in campo tutti gli accorgimenti e le prudenze per pubblicare presso i grandi gruppi editoriali, intervenire sui maggiori giornali e nelle trasmissioni televisive; i secondi cercheranno di modificare la struttura attuale del mercato della parola, per esempio finanziando piccole case editrici o pubblicando i propri lavori su Internet senza diritti d’autore. Naturalmente tra i due opposti atteggiamenti vi è un’ampia gamma di sfumature: mai come in questo campo il bianco e il nero non si danno come i colori di un’alternativa netta. Tuttavia la differenza tra i due modi di essere c’è, è palpabile. Il primo atteggiamento, quello in entrata, trasforma facilmente l’intellettuale in un funzionario (magari in un editor, un servo dell’editoria così com’è), o in qualcuno che, pur svolgendo un lavoro importante e perfino originale, è reso dal contesto un cortigiano. Con il secondo atteggiamento, in uscita, si rischia costantemente la marginalità ininfluente. Però solo questo è in grado di salvare l’onore del chierico (per parlare come Benda).