Angelo Ricci

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Come deve comportarsi la letteratura in una fase così, nel suo duplice ruolo di osservatrice e di partecipante? Cosa può fare uno scrittore quando è solo in mezzo a una tale tempesta? Cosa ci si aspetta da lui? Resistenza o creatività? Fermezza o spericolatezza? Scudo o spada?
Una cosa è certa, quando la storia galoppa la nostra mente deve rendersi particolarmente attenta, intuitiva, acuta, per seguirne il suo percorso e per capire i più sottili segni esterni di cambiamento, le tendenze che essi preannunciano, saper interpretarli, leggere correttamente i suoi messaggi ambigui. E spesso non è la fredda ragione lo strumento più adeguato per farlo. In questi periodi giova di più lo sviluppo di una poetica intuitiva piuttosto che quello di una logica razionale, anche perché prima di materializzarsi come fatto storico il nuovo si presenta simbolicamente, subdolamente, come metafora.
L’ESTASI DELLA TRASFORMAZIONE - Editoriale - Numero 48