La tesi che il linguaggio sia fatto estetico, non utilitario, e invenzione, cioè poesia, è una delle tante pensate con cui gli idealisti moderni, nel loro ottimismo, hanno fatto il possibile per esaltare la nostra disgraziata condizione di uomini. Poniamo che ciascuno di noi veramente si credesse poeta, ossia facitore, inventore d’immagini anche nel comune discorso: ciò sarebbe forse lusinghiero, ma non meno vano e illusorio della presunzione per cui ritenessimo che è il nostro pensiero, il nostro spirito, come partecipe dello spirito assoluto, che crea la storia e la realtà in generale.
— Guido Morselli, Diario (Adelphi)