Angelo Ricci

1 note

Anche nel più breve dei “frammenti”, un poeta può racchiudere un’opera d’arte perfetta e aver coscienza dell’organicità del suo lavoro. (…) Per il narratore ciò è estremamente diverso. La sua opera sarà più o meno estesa: ma normalmente si estende in misura tale, che egli lavorandoci non ha mai il senso della compiutezza di essa: tutt’al più il narratore potrà dirsi soddisfatto della pagina che ha terminato, ma se questa s’inserisce veramente nel complesso, la sua caratteristica non può essere considerata che in relazione all’opera intera, all’opera compiuta. Il narratore è come chi lavori a un mosaico: la pagina non è altro che una tessera, una particella dell’insieme; e solamente quando egli sarà giunto alla parola “fine” avrà modo di dare un giudizio di ciò che ha fatto, e di sentirsene pago. (L’opera narrativa) richiede non solo qualità poetiche, ma morali, diverse: tenacia, anzitutto. E altre capacità intellettuali: un senso prospettico e vorrei dire panoramico dell’opera; l’arte di proprorzionare le parti al tutto, di vederle “in funzione” del tutto.
Guido Morselli, Diario (Adelphi)
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