Angelo Ricci

2 notes

…la nostra contemporaneità caratterizzata dalla sovraesposizione massmediatica, dove il sensibile è diventato il fotosensibile e l’oggettività una teleobiettività, l’ordinarietà dell’incidente e della catastrofe nella perenne condizione collettiva di “panico freddo” subentrata alle tensioni della “guerra fredda”. Nella società della globalizzazione, in cui la visione dell’osservatore si trasferisce agli innumerevoli canali video che illuminano il suo abitare, in una fatale distrazione dal mondo circostante, dalla percezione in situ e in visu, “l’arte di vedere” diventa infatti la prima vittima. E l’arte contemporanea, essa stessa mediatica e audiovisiva, non è più, come sosteneva Paul Klee, ciò che rende maggiormente visibile, bensì l’arte di un accecamento…
Collettivo aperto anonimo e universale:  
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